Renewable Energy – Law Solutions


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Tonucci&Partners apre la practice di Environmental Law anche in Serbia

Con un team dedicato composto da professionisti specializzati nella materia, lo Studio ha aperto anche presso la propria sede serba alla materia del diritto ambientale.

Forte della consolidata esperienza acquisita già a livello italiano ed internazionale nelle materie dell’energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, delle autorizzazioni ambientali, della gestione dei rifiuti, delle bonifiche ambientali, della tutela delle risorse idriche e dell’atmosfera, lo Studio è pronto alle nuove sfide che la Serbia potrà riservare, nazione che ha già esplicitamente previsto nella propria Costituzione la tutela del diritto ad un ambiente salutare, che partecipa attivamente agli accordi internazionali in materia e che tende sempre più all’armonizzazione della propria legislazione con quella europea.

Per qualsiasi info contattare l’avv. Pasquale Silvestro: psilvestro@tonucci.com


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Aumenta il sovracanone per il mini-idroelettrico

L’articolo 62 della L. n. 221 del 2015 (c.d. Collegato Ambientale) ha incrementato l’importo dovuto a titolo di sovracanone per gli impianti idroelettrici situati nei bacini imbriferi montani.

Dall’entrata in vigore della Legge, infatti, gli impianti aventi potenza nominale media superiore a 200 kW dovranno versare un sovracanone di importo pari a quello previsto per le concessioni di grande derivazione idroelettrica.

Per le concessioni di derivazione idroelettrica assegnate a decorrere dal 1° gennaio 2015, la norma dispone che l’obbligo di pagamento dei sovracanoni decorre dalla data di entrata in esercizio dell’impianto e non oltre il termine di ventiquattro mesi dalla data di concessione stessa.

Per gli impianti realizzati dopo il 2 febbraio 2016 i sovracanoni idroelettrici sono comunque dovuti anche se non funzionali alla prosecuzione degli interventi infrastrutturali.

La norma colpisce duramente il settore del mini-idroelettrico ponendo a carico anche degli impianti di piccole dimensioni e potenza posti all’interno dei BIM (i.e. bacini imbriferi montani, zone che raccolgono le acque piovane che alimentano un fiume) il sovracanone di cui alla L. n. 959 del 1953 nella misura prevista per le concessioni di grande derivazione idroelettrica.

Peraltro, il sovracanone era stato originariamente imposto dal Legislatore con il fine di raccogliere risorse economiche da destinare ad interventi infrastrutturali di tutela dei bacini.

Con la norma in commento, invece, i sovracanoni sono dovuti anche se non funzionali alla prosecuzione degli interventi infrastrutturali.

Ad un primo esame, quindi, la norma non solo penalizza gli impianti mini-idroelettrici che dovranno far fronte ad un incremento del sovracanone stimato del 30%, ma ingiustamente pone sullo stesso piano i piccoli impianti e gli impianti di grande derivazione, anche in termini di impatto ambientale e paesaggistico sui bacini imbriferi montani.

Per giunta, detta scelta non risulta affatto connessa ad un’esigenza di tutela dei bacini stessi, essendo anzi esclusa dalla norma una necessaria connessione delle risorse derivanti dai sovracanoni con gli interventi infrastrutturali messi in atto da Comuni e Consorzi.

Il nostro Studio è al lavoro per valutare insieme agli operatori interessati ogni forma di tutela attivabile in relazione ai potenziali effetti lesivi e criticità della norma.

Per ogni informazione non esitate a contattarci: psilvestro@tonucci.com; afantini@tonucci.com; lmusu@tonucci.com

 


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Le novità maggiormente significative del c.d. “Collegato ambientale” (l. n. 221/2015)

È stata pubblicata in Gazzetta (il 18 gennaio 2016) la Legge n. 221 del 2015 recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali.”, collegata alla Legge di Stabilità, che entrerà in vigore il prossimo 2 febbraio 2016.

La legge apporta numerose modifiche oltre che direttamente al T.U. Ambiente (i.e. d.lgs. n. 152 del 2006), anche al codice degli appalti pubblici (d.lgs. n. 163 del 2006) e alla normativa in materia di energia e di edilizia.

Di seguito la sintesi delle più significative novità, suddivise per materia.

PROCEDIMENTI IN MATERIA AMBIENTALE:  

S.I.N., risarcimento del danno ambientale e ipotesi transattiva (art. 31 l. n. 221 del 2015): inserito l’art. 306-bis al d.lgs. n. 152 del 2006. Nella spinosa materia dei S.I.N. (i siti di interesse nazionale particolarmente inquinati di cui si occupa il Ministero dell’Ambiente), la norma in commento istituisce la possibilità per il soggetto nei cui confronti il Ministero ha avviato le procedure di bonifica e di riparazione del danno ambientale ovvero ha intrapreso la relativa azione giudiziaria di formulare al Ministero una proposta transattiva nella quale vengano indicati gli interventi di riparazione primaria, complementare e compensativa, in un’ottica collaborativa privato – Amministrazione.

Misure per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio (art. 32 l. n. 221 del 2015): modificato l’art. 205 del d.lgs. n. 152 del 2006. Viene istituito l’esplicito obbligo anche per ogni singolo Comune (e non più solo per l’ambito territoriale ottimale) del raggiungimento del 65% di raccolta differenziata. Oltre a ciò, si prevedono penalità in capo ai Comuni per l’inottemperanza a detto obbligo (consistenti in addizionali sul tributo di conferimento dei rifiuti in discarica), e, al contrario, al fine di favorire la raccolta differenziata, la riduzione del medesimo tributo modulata in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata raggiunto, comunque superiore al 65%.

Incentivi per i prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero (art. 23 della l. n. 221 del 2015): inseriti gli articoli 206–ter, quater, quinquies, sexies al d.lgs. n. 152 del 2006. Vengono istituiti accordi e contratti di programma per incentivare l’acquisto di prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi.   Il Ministero dello Sviluppo Economico (di concerto con il Ministero dell’Ambiente) può in sostanza stipulare appositi accordi e contratti di programma aventi ad oggetto l’erogazione di incentivi in favore di attività imprenditoriali di produzione e di preparazione di materiali recuperati, così come in favore di soggetti economici anche pubblici che acquistano prodotti derivanti da detti materiali.

ENERGIA:  

Disposizioni in materia di emissioni di gas a effetto serra e di impianti per la produzione di energia (articoli 12, 13, 15 della l. n. 221 del 2015):    

Ai fini della verifica circa il possesso del requisito temporale richiesto dall’art. 25, comma 1 del d. lgs. n. 28 del 2011 (“La produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili, entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2012, è incentivata con i meccanismi vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, con i correttivi di cui ai commi successivi.”) ovvero l’entrata in esercizio entro il 31 dicembre 2012, non soltanto deve essere avvenuta l’entrata in esercizio commerciale dell’energia elettrica, ma anche l’entrata in esercizio commerciale dell’energia termica (disposizione di interpretazione autentica).

I sottoprodotti della trasformazione degli zuccheri tramite fermentazione, nonché i sottoprodotti della produzione e della trasformazione degli zuccheri da biomasse non alimentari, e i sottoprodotti della lavorazione o raffinazione di olii vegetali sono inseriti nell’elenco dei sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas ai fini dell’accesso ai meccanismi di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili (D.M. 6 luglio 2012).

Ai sistemi di autoproduzione di energia elettrica con ciclo ORC (Organic Rankine Cycle) alimentati dal recupero di calore prodotto dai cicli industriali e da processi di combustione spettano i titoli di efficienza energetica con le modalità e nella misura definite in una specifica scheda adottata dal Ministero dello Sviluppo Economico entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Gestione del fine vita di pannelli fotovoltaici (art. 41 della l. n. 221 del 2015): limitatamente ai pannelli fotovoltaici immessi sul mercato successivamente al 2 febbraio 2016, per uso domestico o professionale, al fine di una corretta gestione del loro fine vita, i sistemi individuali e collettivi di gestione dei RAEE, per ciascun nuovo modulo immesso sul mercato, adottano un sistema di garanzia finanziaria e un sistema di geolocalizzazione delle medesime tipologie di quelle richieste dal GSE nel disciplinare tecnico adottato a dicembre 2012 (“Definizione e verifica dei requisiti dei ‘Sistemi o Consorzi per il recupero e riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita’ in attuazione delle ‘Regole applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti’ (DM 5 maggio 2011 e DM 5 luglio 2012)”».

APPALTI:

Disposizioni relative al Green Public Procurement (articoli 16, 17, 18, 19, 21 della l. n. 221 del 2015):

  • Modifica dell’art. 75, comma 7 del d. lgs. n. 163 del 2006 (“Codice”) in materia di garanzie a corredo dell’offerta;
  • Modifica dell’art. 83 del Codice in materia di criteri di valutazione dell’offerta;
  • Inserito l’art. 68-bis al Codice recante “Applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici per le forniture e negli affidamenti di servizi”;
  • Modificato l’art. 7 del Codice in materia di competenze dell’Osservatorio dei contratti pubblici in riferimento ai CAM (“criteri ambientali minimi”).

GARANZIA A CORREDO DELL’OFFERTA (art. 75 del Codice)

L’importo della garanzia da presentare in sede di offerta, in forza della novella normativa, è ridotto:

– del 30%, anche cumulabile con la riduzione ottenuta in forza del possesso della certificazione del sistema di qualità conforme alle norme della serie UNI CEI ISO 9000, per gli operatori economici in possesso di registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit EMAS;

– del 20% per gli operatori in possesso di certificazione ambientale ai sensi della norma UNI EN ISO 14001.

Inoltre, sempre all’art. 75 del Codice, viene prevista un’ulteriore ipotesi di riduzione della garanzia a corredo dell’offerta: nei contratti relativi a servizi o forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto del 20%, anche cumulabile con la riduzione di cui alle certificazioni relative ai sistemi suddetti, per gli operatori economici in possesso, in relazione ai beni o servizi che costituiscano almeno il 50% del valore dei beni e servizi oggetto del contratto stesso, del marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea ECOLABEL UE.

CRITERIO DELL’OFFERTA ECONOMICAMENTE PIÙ VANTAGGIOSA (art. 83 del Codice) 

In forza della modifica apportata dalla l. n. 221 del 2015, ora il bando di gara potrà stabilire quale criterio (suggerito direttamente dal Legislatore) di valutazione dell’offerta il possesso di un marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea ECOLABEL UE in relazione ai beni o servizi oggetto del contratto, in misura pari o superiore al 30% del valore delle forniture o prestazioni oggetto del contratto stesso (lett. e-bis dell’art. 83).

Inoltre, ulteriore criterio di valutazione aggiunto dal “Collegato”, è il costo di utilizzazione e manutenzione avuto anche riguardo ai consumi di energia ai consumi di energia e delle risorse naturali, alle emissioni inquinanti e ai costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, riferiti all’intero ciclo di vita dell’opera, bene o servizio, con l’obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un’economia circolare che promuova ambiente e occupazione (lett. f dell’art. 83).

CRITERI AMBIENTALI MINIMI NEGLI APPALTI PUBBLICI (art. 68-bis e 7 del Codice)

Con l’inserimento dell’art. 68-bis sorge l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni, ivi incluse le centrali di committenza, di contribuire al conseguimento degli obiettivi nazionali ed europei di sostenibilità ambientale, attraverso l’inserimento nella documentazione di gara pertinente, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei decreti del Ministero dell’Ambiente già adottati nelle rispettive categorie di forniture e affidamenti (es. affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani, del verde pubblico, di pulizia, arredi per l’ufficio, etc.), nonché in quelle oggetto degli ulteriori decreti ministeriali di adozione dei criteri ambientali minimi adottati per altre categorie di forniture e affidamenti.

In attuazione dell’art. 7 del Codice, così come modificato dalla L. n. 221 del 2015, l’Osservatorio dei Contratti Pubblici provvederà a monitorare l’applicazione dei criteri ambientali minimi di cui ai decreti del Ministero dell’Ambiente. 

SCHEMA NAZIONALE VOLONTARIO “MADE GREEN ITALY” 

La l. 221 del 2015 ha poi istituito lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato “Made Green Italy”, al fine di promuovere la competitività del sistema produttivo italiano nel contesto della crescente domanda di prodotti ad elevata qualificazione ambientale sui mercati nazionali e internazionali.

Tale schema adotta la metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (PEF) come definita dalla Commissione UE (raccomandazione 2013/179/COM).

Con detta norma sono fissati 180 giorni di tempo per il Ministero dell’Ambiente al fine di adottare un regolamento che stabilisca le modalità di funzionamento dello schema.

EDILIZIA:

Modifiche alla normativa in materia di edilizia e di silenzio assenso, a fini di tutela dell’assetto idrogeologico (art. 54 della l. n. 221 del 2015)

In base alle modifiche apportate dalla legge in commento, lo sportello unico per l’edilizia costituisce l’unico punto di accesso per il privato in relazione a tutte le vicende riguardanti il titolo abilitativo e l’intervento edilizio oggetto dello stesso, il quale fornisce una risposta tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni, comunque coinvolte ed acquisisce presso le Amministrazioni competenti, anche mediante conferenza di servizi, gli atti di assenso delle Amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio artistico (etc.).

Inoltre, in materia di permesso di costruire, l’art. 20 del D.P.R. n. 380 del 2001, come modificato, stabilisce che decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo (30 giorni dalla proposta di provvedimento), ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli relativi all’assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali, per i quali si applicano le disposizioni di cui al comma 9,  il quale – a sua volta – stabilisce che qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto a vincoli di assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali, il termine decorre dal rilascio del relativo atto di assenso e che il procedimento è concluso con l’adozione di un provvedimento espresso.

Il testo completo della L. n. 221 del 2015 è rinvenibile al seguente link http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/1/18/16G00006/sg


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Energy Country Award a Tonucci&Partners

Di seguito la motivazione con la quale il nostro Studio è stato ieri insignito a Milano nel corso degli Energy Awards di Legal Community del premio “Energy Country Awards”: 

STUDIO DELL’ANNO COUNTRY AWARDS
Tonucci & Partners
Dopo gli uffici di Tirana e Bucarest, lo studio rafforza ulteriormente la propria posizione di leader nell’assistenza legale alle aziende italiane e internazionali in tutta l’area balcanica aprendo anche un ufficio in Serbia, a Belgrado“.
 
Nella foto, l’Avv. Pasquale Silvestro che ha ritirato il premio in rappresentanza dello studio. 
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Revoca e aggiornamento di alcune schede tecniche del meccanismo dei certificati bianchi

In data 11 gennaio 2016 è stato pubblicato sulla GURI il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 22 dicembre 2015 recante “Revoca e aggiornamento delle schede tecniche del meccanismo di incentivazione dei certificati bianchi”.  

Il decreto ha di fatto revocato alcune schede tecniche per la quantificazione dei risparmi nell’ambito dei certificati bianchi ritenendole, alla luce dell’evoluzione normativa, tecnologica e del mercato, non più conformi alle finalità del meccanismo.  

Sono state così revocate le seguenti schede tecniche:  

n. 40 E «Installazione di impianto di riscaldamento alimentato a biomassa legnosa nel settore della serricoltura», di cui all’allegato al D.M. 28 dicembre 2012;

n. 47 E  «Sostituzione di frigoriferi, frigocongelatori,  congelatori,  lavabiancheria,  lavastoviglie con prodotti analoghi a più alta efficienza» di cui all’allegato al D.M. 28 dicembre 2012;

n. 36 E «Installazione di  gruppi  di  continuità statici ad alta efficienza (UPS)», di cui  all’allegato  al  D.M.  28 dicembre 2012;

n. 21 T «Applicazione  nel  settore  civile  di piccoli sistemi di cogenerazione per la climatizzazione invernale  ed estiva degli ambienti e la produzione di acqua  calda  sanitaria»  di cui all’allegato «A» alla deliberazione dell’Autorità per  l’energia elettrica il GAS – EEN 9/10 del 12 aprile 2010, come modificato dalle deliberazioni EEN 14/10 e EEN 9/11.  

La scheda 22 T «Applicazione  nel  settore  civile  di sistemi per il teleriscaldamento per la climatizzazione  invernale  e la produzione di acqua calda sanitaria» di cui all’allegato «A»  alla deliberazione dell’Autorità per l’energia elettrica  il  GAS  –  EEN 9/10 del 12 aprile 2010,  come  modificato  dalle  deliberazioni  EEN 14/10 e EEN 9/11, è stata invece aggiornata (il testo della scheda  22 T aggiornata costituisce l’allegato 1 al DM 22 dicembre 2015) sul presupposto che molteplici contenuti dell’originaria scheda tecnica fossero da considerarsi superati per evoluzione normativa.  

Per gli interventi realizzati negli ambiti di applicazione delle schede tecniche revocate, il decreto fa comunque salvo l’accesso anche in futuro al meccanismo dei certificati bianchi attraverso il differente (e, purtroppo, più complesso) metodo di valutazione dei risparmi denominato “a consuntivo”.  

Il nostro Studio è già al lavoro per valutare insieme agli operatori interessati ogni forma di tutela attivabile in relazione ai potenziali effetti lesivi e criticità del decreto.  

Gli operatori interessati non esitino a contattarci per chiarimenti e per ogni ulteriore informazione agli indirizzi: psilvestro@tonucci.com; afantini@tonucci.com; lmusu@tonucci.com

 


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Autotutela amministrativa (alla luce delle modifiche della Legge n. 124/2015) ed energie rinnovabili

Di seguito si riporta l’articolo pubblicato in data 10 dicembre 2015 sulla rivista online Diritto Bancario (link: http://www.dirittobancario.it/approfondimenti/pubbliche-amministrazioni/autotutela-amministrativa-modifiche-legge-n-1242015-ed-energie-rinnovabili) nel quale sono state esaminate le modifiche apportate dalla L. n. 124/2015 con riguardo all’esercizio dei poteri di autotutela della pubblica amministrazione, con particolare attenzione ai risvolti della riforma quando l’autotutela ha ad oggetto provvedimenti conseguiti da impianti a fonti rinnovabili, la cui installazione e gestione spesso coinvolge più di un operatore

Con il concetto di autotutela amministrativa decisoria si suole fare riferimento al potere di una pubblica amministrazione (P.A.) di modificare o annullare un proprio provvedimento già adottato a seguito di un procedimento di riesame (c.d. “procedimento di secondo grado”) dal quale scaturisce un nuovo provvedimento che assume, il più delle volte, le forme della revoca o dell’annullamento d’ufficio[1].

Il Legislatore del 2005 (Legge 11 febbraio 2005, n. 15 che ha inserito il Capo IV-bis alla Legge n. 241/1990) ha fissato quelli che sono i presupposti legittimanti l’adozione da parte della P.A. dei provvedimenti “di secondo grado”.

Sinteticamente si può affermare che, mentre la revoca di cui all’articolo 21-quinquies della L. n. 241/1990 opera per ragioni di merito (i.e. sopravvenuti motivi di pubblico interesse / mutamento della situazione di fatto / nuova valutazione dell’interesse pubblico originario) ed ha per questo motivo efficacia ex nunc, oltre ad essere alla stessa connesso l’obbligo della P.A. di indennizzare il soggetto dalla stessa danneggiato, l’annullamento d’ufficio previsto all’articolo 21-nonies (ampiamente modificato, come si vedrà, dalla L. n. 124/2015) opera per vizi di legittimità (i.e. violazione di legge, eccesso di potere ed incompetenza), previa comparazione degli interessi coinvolti, con efficacia ex tunc.

Differiscono ontologicamente[2] dal potere di autotutela della P.A. (meritando nondimeno un’analisi allo stesso congiunta) i poteri c.d. inibitori di cui all’articolo 19 della L. n. 241/1990. Questi attengono ad attività “liberalizzate” che possono essere iniziate dal privato fin dal momento della presentazione della segnalazione (rectius: “Segnalazione certificata di inizio attività – SCIA”) all’amministrazione competente. Quest’ultima conserva per un limitato periodo di tempo il potere di vietare la prosecuzione dell’attività e di ordinare la rimozione di eventuali effetti dannosi dalla stessa arrecati, salva la possibilità di conformazione a norma dell’attività medesima da parte del privato.

Spesso l’esercizio dei suddetti poteri coinvolge anche i soggetti operanti nel settore delle energie rinnovabili, per questo titolari di impianti la cui costruzione e gestione è stata autorizzata con provvedimento espresso (i.e. autorizzazione unica) ovvero implicitamente assentita con l’inutile decorso del termine per vietare l’intervento di cui alla procedura abilitativa semplificata (c.d. “PAS”) prevista dall’articolo 6 del D.lgs. n. 28/2011.

Peraltro l’adozione di provvedimenti in autotutela o inibitori ha in questo settore importanti ulteriori effetti. Difatti, la revoca o l’annullamento di un titolo autorizzativo/abilitativo (espresso o tacito) di un impianto ha conseguenze dirette sugli incentivi erogati dal GSE che, in assenza di esso, è tenuto a comunicare all’operatore interessato la decadenza dagli stessi ed il recupero delle somme già erogate. Come si avrà modo di ulteriormente descrivere di seguito, l’effetto “a cascata” dei provvedimenti di autotutela o inibitori (che costituisce un rischio oggetto di esame da parte dei finanziatori) non si conclude qui. La costruzione e la gestione di un impianto a fonte rinnovabile, soprattutto di importanti dimensioni e potenza, rappresentano infatti attività assistite spesso da complesse operazioni di finanziamento privato, dove il c.d. cash flow – alimentato anche dalla costante erogazione degli incentivi erogati dal GSE ai quali l’impianto ha diritto – costituisce il più importante elemento per la bancabilità dell’intero progetto.

La disciplina dell’esercizio dei poteri di autotutela e dei poteri c.d. inibitori della pubblica amministrazione è stata oggetto, come si è accennato, di una “rivisitazione” per il tramite delle modifiche apportate dalla Legge 7 agosto 2015, n. 124 (nota anche come Legge “Madia”) alla legge generale sul procedimento amministrativo (L. n. 241/1990).

La novità di maggiore impatto appare quella rinvenibile all’art. 21-nonies della L. n. 241/1990 che nella sua formulazione attuale, in vigore dal 28 agosto 2015, fissa il termine massimo di 18 mesi ai fini della legittima adozione del provvedimento di annullamento d’ufficio. Il Legislatore si è, altresì, premurato di chiarire la decorrenza di detto periodo: “dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, inclusi i casi in cui il provvedimento si sia formato ai sensi dell’articolo 20” (i.e. per il tramite di silenzio assenso). Permane, ad ogni modo, il riferimento alla necessità che la P.A. provveda in tal senso entro “un termine ragionevole” ben potendo questo risultare inferiore a quello massimo stabilito (cioè ai 18 mesi). Rimangono, poi, fermi gli altri requisiti individuati dal legislatore e dalla giurisprudenza e che devono concorrere per l’esercizio legittimo del potere di annullamento d’ufficio. Questi, in estrema sintesi, attengono ai vizi dei quali il provvedimento oggetto di annullamento deve essere affetto ed alla necessità per la P.A. di un previo contemperamento tra l’interesse pubblico (attualizzato al momento dell’adozione del provvedimento di secondo grado) e quello dei destinatari e degli eventuali controinteressati nel rispetto, peraltro, delle garanzie procedimentali necessarie.

Il comma 2-bis aggiunto all’articolo 21-nonies dalla L. n. 124/2015 prevede però un’eccezione in forza della quale è possibile l’esercizio dell’annullamento d’ufficio anche decorso il termine di 18 mesi: i provvedimenti conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono infatti essere annullati dall’amministrazione anche dopo la scadenza del termine di 18 mesi (oltre all’applicazione delle sanzioni di cui al D.P.R. n. 445/2000), per quanto sia stato sottolineato[3] il difficile raccordo con la disciplina di cui al D.P.R. n. 445/2000 (che all’articolo 75 già stabilisce la decadenza dai benefici conseguenti al provvedimento ottenuto sulla base di dichiarazione non veritiera).

Una modifica connessa a quella del termine massimo (di 18 mesi) imposto per l’annullamento d’ufficio è riscontrabile al secondo comma dell’art. 21-quater. Ad opera del Legislatore del 2015, la sospensione dell’efficacia e dell’esecutività del provvedimento, infatti, può dirsi legittima solo ove disposta e/o perdurante per un massimo di 18 mesi.

Notevoli correzioni sono state poi apportate dalla L. n. 124/2015 anche alla disciplina della SCIA e dei connessi provvedimenti inibitori adottabili dalla P.A..

Nella versione attualmente vigente dell’articolo 19 della L. n. 241/1990, se da un lato rimane fermo il potere della P.A. di adottare, nel termine di 60 giorni dal ricevimento della segnalazione, motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi prodotti in caso di accertata carenza dei requisiti richiesti, dall’altro risulta ampiamente rivista la disciplina della conformazione a norma dell’attività oggetto di segnalazione. Difatti, qualora sia possibile conformare l’attività intrapresa dal privato ed i suoi effetti alla normativa vigente, il comma 3 dell’articolo 19, come riformato, prescrive che l’amministrazione competente con atto motivato debba invitare il privato a provvedere (in tal senso), disponendo la sospensione dell’attività intrapresa e prescrivendo le misure necessarie con la fissazione di un termine per l’adozione di queste ultime non inferiore a 30 giorni. All’ultimo capoverso del medesimo comma è previsto, poi, che in caso di mancata adozione delle misure indicate dalla P.A. nel termine dalla stessa fissato, l’attività oggetto di segnalazione si intende vietata.

Il Legislatore del 2015 ha inoltre eliminato dal comma 3 dell’articolo 19 appena analizzato ogni riferimento specifico alle conseguenze derivanti dalla falsità delle dichiarazioni rese in sede di presentazione di SCIA. Queste sono state, difatti, trasferite all’articolo 21 della L. n. 241/1990 che reca le disposizioni sanzionatorie connesse alle dichiarazioni mendaci o alle false attestazioni in sede di SCIA o di istanza accoglibile con silenzio assenso.

L’attuale formulazione del comma 4 dell’articolo 19 può dirsi rappresentativa, allo stesso tempo, di un punto di congiunzione e di un segnale di diversità, tra i poteri inibitori (di cui al comma 3 dell’art. 19) e i poteri di autotutela (sub specie annullamento d’ufficio). Difatti con il comma 4 dell’articolo 19 citato, il Legislatore del 2015, modificando la disciplina antecedente – che affermava la possibilità per la P.A., ricorrendone i presupposti, di esercitare i poteri di autotutela (revoca e annullamento d’ufficio) in caso di superamento del termine di 60 giorni previsto per l’adozione dei provvedimenti inibitori – consente alla P.A. di adottare solo provvedimenti inibitori (i.e. divieto di prosecuzione dell’attività e ordine di rimozione di eventuali effetti dannosi e, dovrebbe ritenersi, obbligo di conformazione), e non di autotutela, purché però ricorrano, anche nel caso di esercizio di poteri inibitori, le condizioni (rectius: presupposti e modalità) proprie dell’annullamento d’ufficio.

Il Legislatore del 2015, quindi, in riferimento all’esercizio dei poteri inibitori e di autotutela, pare aver (almeno in parte) ovviato alla problematica sottolineata anche da autorevole dottrina[4] che affliggeva le attività c.d. “para-liberalizzate” (sottoponibili cioè a SCIA o a silenzio assenso) le quali permanevano “a tempo indeterminato” esposte alle medesime sanzioni previste a carico di coloro che consapevolmente avevano agito in assenza di titolo. Fermo, infatti, il termine (di 60 giorni) per esercitare i provvedimenti inibitori, la P.A. che ravvisi la possibilità di conformare l’attività avviata dal privato a legittimità è tenuta previamente (ad avviso di chi scrive, anche in applicazione dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità) a segnalare le misure da adottare a tal fine ed a fissare un termine, decorso infruttuosamente il quale, l’attività (così come segnalata) si intende vietata. Oltre il termine di 60 giorni previsto al terzo comma, la P.A. conserva la possibilità di adottare provvedimenti (comunque) inibitori solo in presenza dei presupposti e con le modalità dettate dall’articolo 21-nonies per l’annullamento d’ufficio. La P.A. dovrà quindi contemperare le ragioni di interesse pubblico con gli interessi dei destinatari e dei controinteressati all’attività segnalata, riscontrare “l’illegittimità” della stessa e provvedere ad esercitare i poteri inibitori entro  il termine ultimo di 18 mesi, trascorsi i quali non sarà più permesso all’amministrazione di intervenire sull’attività oggetto di SCIA, se non in caso di false o mendaci dichiarazioni.

Vi è da chiedersi, quindi, se la riforma su sinteticamente descritta vada nel senso di liberare gli operatori economici e, per quanto in questa sede maggiormente preme analizzare, i soggetti operanti nel settore delle energie rinnovabili (ma anche in altri settori) dall’incertezza riguardante l’effettiva validità (tenuta) e conseguente spendibilità di un titolo autorizzativo (ottenuto con provvedimento tacito o espresso) e consenta ad essi di poter confidare in una certezza e stabilità dei rapporti negoziali e finanziari che si creano a valle di detti titoli.

Come si accennava, infatti, la realizzazione di un impianto ad energia rinnovabile risulta essere un’attività complessa sotto il punto di vista tecnico, giuridico e finanziario, spesso incompatibile con gli strumenti di finanziamento cui fanno tradizionalmente ricorso le imprese nel corso dello svolgimento della propria attività (aumenti di capitale, prestiti soci, e simili)[5]. L’istituto della finanza di progetto ha nella pratica dimostrato di costituire un valido strumento per la realizzazione di opere difficilmente finanziabili secondo gli schemi tradizionali. Autorevole e classica dottrina di stampo anglosassone[6] ha cercato di individuare i caratteri tipici e ricorrenti delle operazioni di project financing. Essi possono essere così riassunti: da un lato, garanzia del rimborso del finanziamento per la costituzione o per lo sfruttamento economico di un diritto (risorsa naturale o altro asset) essenzialmente mediante flussi reddituali prodotti dal relativo progetto (c.d. cash-flow) e, dall’altro, ricorso molto limitato a contribuzioni di capitale di rischio. Il progetto viene ad identificarsi mediante società veicolo (o di progetto) con un’iniziativa economica ben determinata capace di generare, appunto, cash flow sufficiente non solo a rimborsare il debito, ma anche a garantire una sufficiente remunerazione del capitale investito e del rischio assunto dai finanziatori, secondo un determinato piano finanziario (c.d. business plan)[7].

Un’operazione di finanza di progetto vede la costante presenza, accanto al contratto di finanziamento, di un c.d. “security package” cioè il “pacchetto di garanzia” del finanziamento, destinato ad essere attivato nel caso di anomalie nel funzionamento del progetto e quindi del finanziamento stesso. Le diverse garanzie facenti parte del “pacchetto” non sono altro che garanzie che tradizionalmente assistono il credito bancario. Tuttavia, nella forma del “security package” le stesse risultano tra loro strettamente collegate.

Molto di frequente, poi, questo pacchetto standard di garanzie viene rafforzato mediante la concessione di garanzie specifiche quali, nel settore delle energie rinnovabili, il contratto di cessione dei crediti derivanti dagli incentivi erogati dal GSE. Al fine di agevolare la bancabilità delle operazioni finanziarie aventi ad oggetto la costruzione e gestione di impianti a fonte rinnovabile, il GSE ha infatti previsto la possibilità di cedere i crediti vantati nei confronti del Gestore in garanzia a terzi (istituti di credito).

Si comprende allora come l’adozione di provvedimenti in autotutela da parte della P.A. che intervengano dopo un lungo lasso di tempo sui titoli autorizzativi di un impianto i quali costituiscono il presupposto per la percezione degli incentivi da parte del GSE che, a loro volta,  hanno costituito garanzia del finanziamento alla base del progetto, rappresenta in sostanza un rischio che non solo compromette l’intera struttura del progetto, ma danneggia tutti i numerosi soggetti coinvolti (promotori, sponsor, investitori) nel progetto stesso.

Per questo motivo, ad avviso di chi scrive, seppure non possa ritenersi rivoluzionaria, una riforma – come quella contenuta nella L. n. 124/2015 – che fissa tempi certi (anche se ancora lunghi) oltre i quali alla P.A., salvi casi eccezionali, non sia più consentito l’esercizio dei poteri di autotutela o di quelli inibitori, deve essere salutata con favore, potendo quantomeno gli operatori coinvolti ponderare a monte del progetto (qualunque esso sia, non solo un impianto a fonte rinnovabile) il periodo di tempo in cui sussiste il rischio dell’instabilità e dell’incertezza del titolo autorizzativo conseguito.

[1] Cfr. “Autotutela. Diritto amministrativo” in Enciclopedia online Treccani rinvenibile al sito http://www.treccani.it/enciclopedia/autotutela-diritto-amministrativo/

[2] Con l’inserimento del comma 6-ter all’articolo 19 della L. n. 241/1990 (ad opera del D.L. 13 agosto 2011, n. 138 conv. in L. 14 settembre 2011, n. 148) è stata definitivamente sopita la contrapposizione, anche giurisprudenziale, tra la c.d. “tesi pubblicistica” e la c.d. “tesi privatistica”, per il tramite della manifestazione di volontà espressa dal Legislatore del 2011 di non attribuibilità alla SCIA (ed ugualmente alla DIA) della valenza di provvedimento tacito che risulta, quindi, atto privato non impugnabile.

[3] Cfr. M. LIPARI, “La SCIA e l’autotutela nella legge n. 124/2015: primi dubbi interpretativi”, Federalismi.it, n. 20 del 2015, p. 19 e ss.

 [4] Cfr. M.A. SANDULLI, “Poteri di autotutela della pubblica amministrazione e illeciti edilizi”, Federalismi.it, n. 14/2015, p. 3 e ss.

[5] Cfr. E. PICOZZA, S.M. SAMBRI, “Il diritto dell’energia”, Trattato di diritto dell’economia, Volume X, CEDAM, 2015, pp. 667 e ss.

[6] Cfr. P.K. NEWITT, “Project financing”, Laterza, 1987

[7] Cfr., ut supra, E. PICOZZA, S.M. SAMBRI, “Il diritto dell’energia”, Trattato di diritto dell’economia, p. 668

 


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TONUCCI&PARTNERS APRE IN SERBIA

Dopo Tirana e di Bucarest, Tonucci&Partners, con l’apertura della sede di Belgrado, rafforza la propria posizione di leader nell’assistenza legale alle aziende italiane ed internazionali in tutta l’area balcanica.

La Serbia, paese in pieno sviluppo e candidato all’ingresso nell’Unione Europea sta attirando notevoli investimenti da parte di realtà imprenditoriali internazionali e tra queste  quelle italiane si dimostrano straordinariamente attive.

Lo studio guidato da Mario Tonucci già da tempo operava con un desk a Belgrado in collaborazione con lo studio di consulenza strategica ed aziendale serbo Contin e, alla luce della grande esperienza acquisita in questi ultimi anni, si è andato, ormai, ad affermare come punto di riferimento per le aziende italiane interessate al mercato serbo in continua espansione.

Per presentare l’apertura ufficiale della sede di Belgrado lo Studio ha colto l’occasione di un evento quale quello del Forum Economico, “Investing in Serbia: Opportunities and Regulations”, che si terrà il 12 novembre presso l’auditorium della Camera di Commercio Serba a Belgrado, alla presenza delle massime cariche istituzionali serbe ed italiane (vedi programma allegato ) e con la partecipazione di circa duecento aziende, tra le quali molte quelle leader nel proprio settore merceologico.

Il Forum, organizzato dallo studio Tonucci&Partners, in collaborazione con Camera di Commercio e con l’Ambasciata italiana a Belgrado, sarà l’occasione per discutere di infrastrutture, gestione dei rifiuti, trasporti ed energia e sarà moderato dall’Avv. Pasquale Silvestro, socio di Tonucci&Partners con  esperienza ultradecennale di assistenza ad imprese italiane ed internazionali nell’area balcanica.