Renewable Energy – Law Solutions

Relazione al Convegno sulla cooperazione e sviluppo della rete infrastrutturale Europe

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Pubblichiamo la relazione tenuta dall’Avv. Pasquale Silvestro dello Studio Legale Tonucci&Partners, sede di Padova, al Convegno sulla cooperazione e sviluppo della rete infrastrutturale Europea tenutosi a Roma in data 18 marzo 2010 presso l’Hotel Intercontinental De Ville.

“Lo sviluppo del settore delle Energie Rinnovabili in Romania: applicazioni normative e gap infrastrutturale” Avv. Pasquale Silvestro [1]

Il mercato delle Energie Rinnovabili in Romania ha conosciuto un forte incremento dal 2007 ad oggi, in sostanza a seguito dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea.

Anche se parlare oggi di Energie Rinnovabili in Romania, includendo le Fonti Assimilate, non è propriamente corretto in considerazione del fatto che il comparto FER ha conosciuto uno sviluppo, in termini numerici rilevanti, quasi esclusivamente nel settore eolico.

Comunque, per quanto la presente analisi si limiti, non per scelta ma perché tenta di fotografare la realtà dei fatti, al settore eolico, siamo dinanzi a numeri importanti, ad investimenti crescenti le cui potenzialità di implementazione sono sicuramente favorite da una normativa di settore adeguata ed in linea con quanto previsto in sede comunitaria.

Una normativa che, certamente, deve essere migliorata. Si pensi a quanto sta accadendo in materia di certificati verdi. Sono quasi 2 anni che si è in attesa delle modifiche alla Legge 220/2008, con la conseguenza che, ad oggi, non ci è dato ancora sapere quanti certificati verdi saranno, per ogni fonte, rilasciati dopo il 2015!

Un elemento di sicuro interesse è che, spesso, i ns. clienti, nella maggioranza dei casi, produttori di energia FER anche in Italia, lamentano in Romania i medesimi vizi procedimentali, le stesse difficoltà operative incontrate in Italia, ovviamente con le dovute differenza dettate dalle specificità locali.

Ad esempio, da un punto di vista procedimentale-amministrativo, sarebbe auspicabile che venisse introdotto nell’ordinamento giuridico rumeno, così come previsto dall’ordinamento giuridico italiano – ed in particolare dall’art. 12 del Dlgs. italiano n. 387/2003 in materia di Conferenza dei Servizi – un sistema di competenze che determini una maggiore colleganza tra gli enti territoriali locali quali Comuni o Judet e l’ Amministrazione Centrale (ANRE) deputata al rilascio dell’Autorizzazione finale. Quest’ultima infatti, rispetto ai processi decisionali che hanno condotto il Comune o la Judet a rilasciare un provvedimento di assenso, non può ridurre la propria attività ad una mera collazione dei permessi e dei nulla osta ottenuti a livello locale.

Sul punto, è necessario evidenziare un’altra circostanza fattuale di assoluto rilievo e strettamente connessa a quanto appena detto e, cioè, la professionalità delle Amministrazioni locali. Sulla base della ns. esperienza, la quasi totalità degli investimenti degli operatori del comparto FER in Romania insiste nella Regione Dobrogea. Ebbene, qui dal 2007 ad oggi, Sindaci, Consigli Comunali di piccole realtà municipali, Presidenti di Judet fino a quel momento totalmente estranei a processi d’investimento in un settore strategico e complesso quale quello in questione, si sono trovati a far fronte a migliaia di istanze per il rilascio di permessi di costruzione preordinate all’installazione di parchi eolici a volte fino a 600 MW di potenza nominale.

Siamo dinanzi ad investimenti privati di miliardi di Euro in cui l’approccio dell’Amministrazione locale non può e non deve essere un approccio contenuto nei limiti e nei confini della propria competenza ma deve essere assistito dalla profonda conoscenza giuridica, tecnico-finanziaria, del procedimento complessivo all’interno del quale la istanza del privato da una parte e la parte di competenza dell’Ente locale dall’altra si vanno ad innestare. Di qui la necessità di approfondire e continuare efficacemente il percorso di formazione della PA iniziato già prima del 2007.

Infine, e siamo all’ultima, non certamente per ordine di importanza, questione centrale nel dibattito sullo sviluppo del comparto FER in Romania, il GAP infrastrutturale.

Intanto, chiariamo un punto. Spesso si discute della questione della rete in Romania, come fosse un problema solamente Romeno ed invece costituisce un problema europeo. Recentemente, in attesa dello sviluppo di una rete intelligente (cd. Smart Grid), nove Paesi europei, Germania, Gran Bretagna, Francia, Danimarca, Belgio, Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia, hanno firmato un accordo di cooperazione per la realizzazione di una rete elettrica dedicata esclusivamente all’energia rinnovabile.

Proprio in materia di rete, ed in particolare di ottenimento delle soluzione tecniche di allacciamento alla rete, sia consentito aprire una breve parentesi. Capita sempre più spesso che al fine di ottenere l’ATR, tra la documentazione tecnica da depositare, vengano richiesti dati tecnici di dettaglio delle turbine che l’investitore intende utilizzare per l’investimento finale, addirittura, e ne abbiamo avuto evidenza anche di recente, viene richiesto di indicare il  marchio ed il modello della turbina. Ora, a ns. avviso, quest’onere preliminare costituisce un aggravio giuridicamente non coordinato con tutta quella normativa agevolativa vigente in Romania in materia di finanziamenti UE.

Se infatti il potenziale parco eolico è realizzato con supporto finanziario del tutto privato (anche banche), il suddetto problema di coordinamento non si pone, ma quando si vuole accedere a finanziamenti, ad esempio come sta accadendo in quest’ultimi mesi, dell’Unione Europea o comunque pubblici, come quelli gestiti dall’Organismo Intermediario per l’Energia, che impongono di bandire, con gara europea, la fornitura di aerogeneratori, il problema diventa concreto. E lo diventa perché da una parte è richiesto agli operatori di specificare il tipo di turbine nella richiesta di ATR, che è un presupposto fondamentale per l’application, dall’altra il bando per ottenere i finanziamenti impone di indire una procedura competitiva. L’unica soluzione possibile, stando così le cose, quella cioè di non presentare alcuna richiesta per accedere ai finanziamenti UE, è francamente semplicistica e penalizzante per gli operatori.

Chiusa questa breve parentesi, e tornando alla questione infrastrutturale, c’è da sottolineare come il gap di rete in Romania stia, o meglio, abbia già determinato una vera e propria corsa all’ottenimento delle ultime possibilità sostenibili di soluzioni tecniche di allacciamento alla rete, il tutto reso ancora più difficoltoso dalla incidenza della stragrande maggioranza degli investimenti nella medesima area geografica.  

 

Una corsa spesso caratterizzata dalla conclusione da parte degli operatori di contratti, convenzioni o atti comunque denominati che se nel breve danno la sensazione di aver compiuto un passo in avanti, in realtà in un’ottica di  bancabilità futura e compatibilità normativa, rappresentano un passo indietro. Mi riferisco ai quegli accordi stipulati con Municipalità locali che si impegnano a mettere a disposizione del privato centinaia di ettari di suolo pubblico, ed in alcuni casi anche privato, senza dare evidenza pubblica dei processi decisionali che hanno determinato l’assunzione di questi impegni.

A tal proposito, ci tengo a sottolineare che per quanto la normativa, ivi inclusa quella tecnica, va migliorata, la stessa ha le qualità di matrice europea per assecondare un investimento serio e soprattutto bancabile!

Non dimentichiamo che la Romania è uno Stato membro UE che ha adeguato dal punto di vista normativo, ed anche in modo puntuale, la normativa UE sugli appalti pubblici, sui Partenariati Pubblico-Privati per cui non c’è da stupirsi che i rapporti con le PA debbano essere gestiti in modo trasparente e che il contrario, oltre che illegittimo, sarebbe finanche illecito!

In conclusione, investire oggi in Romania nel comparto FER significa investire in un settore nuovo ed in sviluppo, rispetto al quale la notevole disponibilità di territorio e di risorse (non mi riferisco solo all’eolico) ed i costi sicuramente più contenuti rispetto alla realtà italiana rappresentano indiscutibili fattori attrattivi.  

Come ho già avuto modo di sottolineare, siamo convinti che si è dinanzi ad una occasione di sviluppo concreta e tangibile la quale deve essere incentivata con strumenti stabili e duraturi, capaci di consentire agli investitori una pianificazione puntuale ed a lungo termine.

Uno sviluppo dell’intero comparto FER, ma anche delle Fonti Assimilate, della filiera del “waste to Energy” può rappresentare una importante occasione di rinascita economica per un intero sistema Paese, quello romeno, che come il resto d’Europa, ha sofferto e sta soffrendo la crisi mondiale; uno sviluppo sicuro perché obbligato dal raggiungimento di obbiettivi di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni di CO2 riferibili all’intero sistema UE, uno sviluppo che riguardando anche la realizzazione di infrastrutture importanti, come le rete, contribuisce a creare forza lavoro, e per questo da assecondare con puntualità e efficienza. 


[1] L’Avv. Pasquale Silvestro è stato per 4 anni Resident Country Manager dello Studio Tonucci&Partners in Romania ed ha assistito ed assiste primari operatori italiani ed internazionali in investimenti nel settore Energia sia in Romania che in Italia. Attualmente coordina i rapporti con il network delle sedi estere Tonucci&Partners nell’Area Balcani.

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