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Art. 1 quater del D.L. 105/2010: 150 giorni saranno sufficienti?

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Come noto, l’art. 1-quater del D.L. 105/2010 prevede espressamente una sanatoria per quei progetti di potenza nominale fino ad 1 MW autorizzati in DIA in quelle Regioni che avevano introdotto soglie nominali diverse rispetto a quelle statali (come la Regione Puglia), dichiarate di seguito costituzionalmente illegittime dalla Corte.

Dispone la norma suddetta che “Sono fatti salvi gli effetti relativi alle procedure di denuncia di inizio attività di cui agli articoli 22 e 23 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che risultino avviate in conformità a disposizioni regionali, recanti soglie superiori a quelle di cui alla tabella A del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, a condizione che gli impianti siano entrati in esercizio entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

In uno dei ns. precedenti post, avevamo manifestato fiducia nella ripresa, grazie all’intervento normativo suddetto, degli investimenti privati e nello sblocco dei finanziamenti da parte delle banche, in particolare nel settore fotovoltaico.

Ebbene, ci sbagliavamo. Dalle casistiche in esame e dal confronto sia con gli operatori di settore che con gli istituti bancari, sono sempre di più coloro i quali non ritengono di poter rispettare il requisito dei centocinquanta giorni previsto dalla norma suddetta. E ciò perché, nel periodo compreso tra l’autorizzazione dei progetti in DIA, le “varie“ sentenze della Corte Costituzionale, e l’intervento normativo suddetto, l’implementazione della stragrande maggioranza dei progetti (ivi inclusi i relativi finanziamenti bancari) sono stati prudentemente sospesi.

Ripartire oggi e porre in esercizio l’impianto nel termine dei 150 giorni rappresenta per molti un ostacolo insormontabile.

Tra l’altro, la limitazione temporale dei 150 giorni muove in direzione opposta a quanto rinvenibile all’art. 17, lett. d) della legge comunitaria 2009 ove si prevede che il legislatore dovrà modificare l’art. 12 del Dlgs. 387/2003 disponendo la DIA per tutti gli impianti FER fino ad 1 MW.

A ns. avviso, il limite suddetto è penalizzante per gli operatori che legittimamente hanno affidato il destino dei loro progetti a normative regioni più “agevoli” circa l’iter autorizzatorio.

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