Renewable Energy – Law Solutions

COMMENTO ALLA BOZZA DI QUINTO CONTO ENERGIA

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Pasquale Silvestro Tonucci & p
Avv. Pasquale Silvestro (Partner dello Studio Legale e Tributario  di Tonucci&Partners)
In queste ultime settimane il mondo imprenditoriale legato alle rinnovabili è concentrato a far fronte alla nuova ondata riformatrice che si cela dietro la bozza del quinto (e verrebbe da dire l’’ennesimo’) conto energia.
I ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico hanno individuato alcuni punti fermi della riforma che dovrebbe entrare in vigore una volta raggiunto il tetto dei 6 miliardi di costo indicativo cumulato annuo (secondo i tecnici ministeriali il 30 giugno 2012).
Quello che si teme è il taglio degli incentivi riportato nella bozza di decreto dove il tetto massimo di spesa è stato fissato a 500 milioni di euro l’anno e nel periodo compreso tra il primo luglio 2012 e il 31 dicembre 2014.
è inoltre prevista l’istituzione di un Registro, simile a quello oggi in vigore per gli impianti su tetto sopra 1 MW di potenza e quelli a terra oltre i 200 kW, per tutte le installazioni con potenza oltre i 12 kW (con la speranza di portare tale limite a 20 kW).
Al di là delle polemiche connesse alla identità del ‘ghost writer’, che avrebbe fatto circolare la bozza prima ancora che i ministeri competenti ne annunciassero l’adozione, viene in mente la scena di un film già scritto e vissuto dagli operatori dell’energy lo scorso anno quando, nelle more dell’approvazione del D.lgs. 28/2011, si decretava la fine del terzo conto energia annunciando l’approvazione del quarto conto energia.
Il tratto comune delle esperienze appena citate, a un anno di distanza, è dato dall’incertezza normativa, dal repentino cambiamento delle regole del gioco, dall’irrigidimento delle procedure amministrative in un settore che negli anni ha trainato un indotto di 150 mila lavoratori e che ha raggiunto eccellenze industriali al Nord così come a Sud del nostro Paese.
La differenza tra il combattuto decreto cosiddetto ‘Romani’ dello scorso anno e questa bozza di decreto risiede evidentemente nella qualità e nella forma dell’intervento normativo. Il primo assimilabile a un atto di ‘vandalismo normativo’ tagliava le gambe ad un settore senza neanche dettare al contempo le regole del futuro; quest’ultimo, invece, sulla scorta dei tagli e degli sprechi da eliminare, sotto l’apparente motivazione di alleggerire i rincari nei conti energetici degli italiani, sceglie una via più elegante ovvero quella di burocratizzare pesantemente l’accesso alle tariffe incentivanti attraverso una generale applicazione di bandi del Gse riferiti ai contingenti di potenza disponibile che obbligherebbe, praticamente tutti all’iscrizione a un registro ad hoc.
A ciò si aggiunga, comunque, una notevole riduzione degli incentivi nei prossimi due anni stimata fino al 50 per cento.
Nell’ambito della presente e brevissima analisi, giocano però due asserzioni apparentemente confliggenti ma nella sostanza coniugabili in una logica legiferatrice a medio-lungo termine che si proponga di sostenere un settore economico e non di fuggirne le occasioni di investimento e sviluppo:
– il connubio tra rinnovabili (tutte) e facilitazioni derivanti dal sistema di promozione non costituisce una struttura inscindibile;
– il sostegno normativo alle rinnovabili rappresenta una premessa irrinunciabile.
E in passato il legislatore si è molto avvicinato a realizzare una sintesi accettabile dei principi appena enunciati. Ad esempio, in occasione del terzo conto energia con la valorizzazione delle aree marginali o ancora con l’incentivazione delle interventi sui tetti coperti d’amianto.
La direzione era quella giusta, in attesa che tra via Cristoforo Colombo e Via XX Settembre, qualcuno ritrovi la retta via!

di Pasquale Silvestro, avvocato dello Studio Legale e Tributario Tonucci&Partners

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