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Romania: le rinnovabili ad un bivio tra volontà politica ed obblighi UE

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E’ ormai imminente la scadenza del termine per presentare osservazioni alla bozza di decreto pubblicato lo scorso 3 aprile sul sito del Ministero dell’Economia. E mentre il Ministro Nita dichiara che la sua delega all’energia diverrà a breve un ministero ad hoc con tanto di nuova sede e struttura, gli investitori s’interrogano sulla ratio di un comportamento legislativo che, invece di accogliere nuovi investimenti, fugge le potenzialità di un’intero comparto dell’economia nazionale. Ma cerchiamo di capirne le ragioni.

In queste settimane, il Ministro in carica ha evidenziato come fosse necessario intervenire sul sistema di promozione delle energie rinnovabili per contenere il costo della “bolletta energetica” degli end user, in particolare industriali.

Ebbene, in relazione in quanto sopra, forse prima di intervenire sul sistema di promozione delle FER, sarebbe stato il caso di fare chiarezza sulle modalità di calcolo dell’energia per i consumatori finali. Sul punto, un’interessante annotazione emerge dalla lettura della stessa bozza di ordinanza d’urgenza proposta dal Governo rumeno laddove si prevede che i distributori non possono includere nel costo dell’energia al consumatore finale il controvalore delle sanzioni da loro pagate per il mancato raggiungimento degli obblighi di quote di certificati verdi. Ora, non sta certo a noi “immaginare” quale sia la molla che ha fatto inserire nel testo della bozza di ordinanza una norma del genere ma ragionando per pura ed astratta teoria del diritto, qualcuno potrebbe anche sostenere che fino ad oggi, taluni distributori abbiano fatto pagare ai consumatori finali le loro inadempienze sul piano legislativo. Ma un comportamento del genere sarebbe palesemente illegittimo e, dunque, non vogliamo credere allo schema per cui la regola sia stata inserita per contrastare una prassi diffusa ma solo per puntualizzare un concetto in modo chiaro.

Sta di fatto che, qualche giorno dopo la pubblicazione della bozza di ordinanza, il Ministro Nita ha dichiarato sui quotidiani nazionali che voleva “fare luce” sul modus di calcolo del costo dell’energia ai consumatori finali da parte dei distributori, soprattutto in relazione alla componente relativa all’acquisto dei certificati verdi.

Sul punto va chiarito che l’acquisto di CV per i soggetti di cui sopra rappresenta un preciso obbligo normativo di derivazione comunitaria come  obbligo normativo UE è per la Romania raggiungere entro il 2020 l’obbiettivo, oggi molto lontano, di produzione di energia da fonte rinnovabile nella misura del 24% (obbiettivo peraltro internamente ed infondatamente proiettato addirittura al 38%).

Pare che il Ministro Nita voglia dunque vederci chiaro. Se però il nobile fine di tutelare tutti i consumatori finali, siano essi domestici che industriali, passa attraverso l’adozione di un nuovo schema di promozione delle rinnovabili che riesce in una mission impossibile ovvero quella di concentrare in se tutte tutte le possibili ed immaginabili patologie giuridiche, allora ci sia consentito di affermare che la strada percorsa non è quella giusta.

In questi giorni, quale esempio di come debba legiferarsi in questo settore, anche quando repentini cambiamenti normativi rappresentano una scelta obbligata, siamo arrivati ad addurre perfino il Decreto Alcoa, cosa che a molti di quelli che erano presenti qualche anno fa al Teatro Quirino a Roma, forse, fa venire i brividi ma che oggi a fronte del quadro normativo che si prospetterebbe in Romania costituisce sicuramente un esempio di “buon governo”.

Eppure basterebbe che il Governo facesse quanto suggerito dall’ANRE ovvero di modificare lo schema di promozione delle rinnovabili sulla base del quadro legislativo vigente che tutela gli investimenti accreditati al 31.12.2013. 

Se poi la volontà politica è quella di intervenire nel modo suddetto facendosi carico anche delle eventuali conseguenze derivanti da sanzioni a livello UE per mancato raggiungimento degli obbiettivi nonchè dalle somme da pagare a titolo di risarcimento danni agli investitori a causa degli effetti retroattivi della normativa, allora c’è ben poco da fare.

Sul punto la norma contenuta nella bozza di ordinanza che prevede un regime di favore per i distributori di energia a consumatori finali per 155.000 MWh esonerandoli per il 50% dell’energia dall’obbligo di ottenimento dei CV ne è una dimostrazione. Una norma illegittima sotto molteplici profili, partendo dal più evidente ovvero quello sensibile all’Antitrust rumena.

Non ci vogliamo però credere alla conferma di una schema normativo così mal fatto e vogliamo pensare al meglio. Ed il meglio è rappresentato dal nuovo sistema di feed in tariff per gli impianti fino a 1MW che è stato approvato dall’ANRE e notificato alla Commissione Europea. Il meglio è rappresentato dalla probabile adozione di una normativa che faciliti l’installazione dei pannelli a tetto con la previsione espressa del diritto di superficie nonchè l’esclusione di tali installazione dall’obbligo di ottenimento della “licenta de infintare”.

In finale, aggiorniamo tutti i nostri lettori alla settimana del 7 maggio quando, stando alle parole del Ministro Nita di ieri, dovremmo conoscere i contenuti della riforma.

 

 

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